Journal: Valentina Diana on the translation residency in Milan

Read below the report Valentina Diana wrote on the translation residency on her text Fratelli that she held on 25-28 March in Milan with the English translator Enza De Francisci and the support of Valeria Belardelli, young playwright of Fabulamundi Drama Lab.

 

Il lavoro che abbiamo svolto a Milano in questi giorni è, a mio avviso, il lavoro che andrebbe fatto sempre, avendone l’opportunità, per arrivare alla traduzione ottimale di un testo. C’ero io, l’autrice, c’era Enza, la traduttrice, e c’era Valeria, che svolgeva un ruolo intermedio, dialettico, intermediaria linguistica tra il testo tradotto e l’originale. Il suo ruolo è stato, secondo me, fondamentale per individuare e sciogliere i nodi nascosti e per, appunto, mediare, tra il senso (a volte sottile) di un termine o una forma verbale e la sua possibile traducibilità. Abbiamo lottato forsennatamente contro l’inesistenza della forma impersonale nell’inglese, contro l’intraducibile. Ed è stato bellissimo. Per me poi l’esperienza sonora: sentire suonare il testo in un’altra lingua, ha significato anche ricapirlo, riscriverlo. Credo che tutti gli autori dovrebbero avere questa possibilità lussuosa di lavorare le ultime fasi di traduzione insieme a un traduttore come Enza e un “mediatore” come Valeria. Sì, le ho amate entrambe: non solo per l’intelligenza e la sensibilità che hanno messo a disposizione del mio lavoro, ma anche per l’intesa che si è creata tra noi da subito. Eravamo come quei personaggi che innescano i superpoteri quando si toccano la punta del dito. Un dono.

V.

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