Armando Pirozzi

Credo che il centro dello spettacolo sia il lavoro degli attori, e cerco di scrivere brevi intrecci per far risaltare il gioco della recitazione. Di solito i miei sono piccoli personaggi persi in un mondo evidentemente poco disponibile ad ascoltarli, tuttavia mi sforzo, per quanto sia possibile, di trovare per loro uno spiraglio di luce.

Armando Pirozzi è nato a Napoli il 4 ottobre 1973. Ha scritto e diretto “Cronache da un Tempo Isterico” (premio speciale di produzione a “Nuove Sensibilità 2008”) andato in scena al Festival Teatro a Corte di Torino, estate 2009. Con La Prima della Sera, sempre scritto e diretto, ha inaugurato il Fringe del Napoli Teatro Festival 2009.
Al festival Armunia – Inequilibrio di Castiglioncello nel luglio del 2011 ha debuttato il suo testo Attraverso il Furore su Meister Eckhart, scritto per la regia di Massimiliano Civica. Nell’ottobre 2012 Soprattutto l’Anguria, testo finalista al Premio Riccione 2009, viene messo in scena da Massimiliano Civica per il Romaeuropa Festival.
Nel 2013 il testo Hard Times è finalista al Premio Riccione.
Del 2015 è Altamente Volatile, scritto per il saggio del terzo anno dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, regia di Massimiliano Civica.
Nel 2016 scrive con Emanuele Valenti Il Cielo in una Stanza, messo in scena da Emanuele Valenti con la compagnia Punta Corsara al Napoli Teatro Festival.
Nel Marzo 2017 il nuovo testo Un Quaderno per l’Inverno debutta al Fabbricone di Prato con la regia di Massimiliano Civica. Per questo testo, selezionato per il progetto Fabulamundi 2017-2020, ha vinto anche il Premio Ubu 2017.

SOPRATTUTTO L’ANGURIA
Soprattutto l’anguria racconta il complicato tentativo di un uomo di ristabilire un dialogo con il proprio fratello. La difficoltà della relazione emerge sempre più evidente dall’ostinato silenzio dell’altro, che trasforma questo tentativo in un monologo paradossale e delirante, in cui, lentamente, si comprendono quali siano i profondi motivi dell’uno per continuare a parlare e i profondi motivi dell’altro per insistere nel silenzio, un silenzio sempre più necessario, una impossibilità di dire, che affonda nel dolore più antico e vero le sue radici, e che non ha mai davvero parole per esprimersi.

UN QUADERNO PER L’INVERNO
Un quaderno per l’inverno, testo per due attori in tre scene, racconta la storia di un introverso professore di letteratura che, rientrando in casa, vi trova un ladro, armato di coltello, che vuole da lui qualcosa di molto insolito: è una questione di vita o di morte. Durante la notte che segue i due personaggi, in bilico tra speranza e disperazione, si confrontano su idee, sentimenti, interrogativi dolorosi, in un dialogo per entrambi nuovo e inaspettato. I due si ritroveranno anni dopo, ancora in qualche modo segnati dall’esperienza di quella notte che, seppure vissuta e ricordata in modi molto diversi, ha tracciato forse la possibilità di un cambiamento, di una più ampia comprensione. Il tema centrale è la scrittura e la sua possibilità di incidere direttamente sulla realtà: la forza miracolosa della poesia, non come semplice esercizio di tecnica letteraria, ma per la dirompente carica vitale che suscita, nonostante tutto, sulle persone.

LA PRIMA DELLA SERA
La prima della sera è un testo per due personaggi, composto di cinque brevi scene, e che racconta la storia paradossale di due operai che si ritrovano in un paese straniero senza lavoro e senza un soldo per tornare a casa. Alla rabbia pronta a deflagrare in pura violenza del primo fa da contraltare la febbre popolata di strani sogni del secondo, il quale, per di più, di tanto in tanto si esercita nel cantare una canzone, come se si trattasse di un compito da cui dipendesse la propria salvezza. Poco a poco tra i due, grazie anche a questo strano esercizio, si stabilisce un nuovo legame, che li potrà aiutare a resistere.

– Estratto di La prima della sera –
D – la prima della sera. Altri due giorni così, e scoppio. Ehi, tu. C’è il mangime.
M – finchè il mare non si calma sarà difficile attraccare con questo guscio di noce.
D – io a questo lo ammazzo. Gli spacco la testa. Gliela spacco la testa. Fuma. Fuma. Rilassati. Ammazzarlo non serve. Fuma. Pensa che tra poco verranno a prenderti. È stato solo un errore, venire qui. Lo sospettavo anche, ma ormai, che vuoi farci. È che un po’ devi farti fregare se vuoi sperare che ti sfruttino. Ecco: per farsi sfruttare oggi giorno bisogna sperare che un po’ ti freghino. Ma il più delle volte ti fregano e basta, senza nemmeno sfruttarti. Che è poi il modo migliore per sfruttarti. Te lo devo portare io?
M – se non hai paura degli squali…
D – non ci sono squali qui! Ce li hai nella testa, gli squali! Tieni.
M – cos’è?
D – fegatini.
M – la signora?
D – sì.
M – una donna da sposare.
D – già. Sposatela.
M – io? magari. Quella vuole te. Ti desidera, ti concupisce.
D – ma stai zitto. E poi io non la concupisco.
M – per me sbagli. È una brava donna. e ti concupisce. E cucina bene. e ci ha i soldi.
D – soldi. figuriamoci.
M – soldi, sì. mica si tiene un lampadario di cristallo in cucina come se niente fosse se uno non ha i soldi.
D – che lampadario?
M – non fare finta che non lo sai…
D – sì, ma tu che ne sai?
M – l’ho visto l’altro giorno. Soldi. Altro che.
D – sì, ma questo è un dettaglio.
M – dettaglio, di questi tempi.
D – io non sono un poveraccio che mi sposo una balenottera azzurra perché ci ha il lampadario di cristallo in cucina.
M – non dico che sei un poveraccio. Dico che non hai una lira. Non abbiamo una lira. Non possiamo neanche andarcene a casa. Siamo finiti in questa terra desolata e non possiamo muoverci. E tutto sta diventando mostruoso e buio. E la neve ha ricoperto le strade, e i lupi si sentono già pronti per venire a prenderci. E già li vedo. I lupi grossi e neri della tundra, con gli occhi pulsanti come braci di sigaretta nel fondo della notte. I lupi neri invadono le strade e annusano nell’aria la nostra paura. E ci vengono a prendere. A prendere. A infilzarci con le loro zanne di ferro arrugginito. I lupi.
D – se non la smetti ti spacco la testa.
M – io se me la spacchi veramente ti lecco la strada dove cammini per tutta la vita. E se mi ammazzi poi, se mi ammazzi io divento il tuo schiavo per l’eternità.
D – dormi, va.