Emanuele Aldrovandi

 

Il mio approccio alla scrittura teatrale è stato prima letterario e solo in un secondo momento scenico. Ma la pratica scenica – sia durante il periodo di formazione all’accademia di teatro, sia durante le prove con gli attori per la messa in scena dei miei primi testi – ha profondamente cambiato il mio modo di scrivere. Parto dalla realtà, da domande a cui non so rispondere o da intuizioni che mettono in dubbio quel che pensavo di credere. Cerco di spiazzare e di spiazzarmi, non solo perché mi diverte, ma perché è un modo di conoscere me stesso e la realtà. Mi piace raccontare storie che parlino del presente, che siano facili da capire e complesse da interpretare.

Emanuele Aldrovandi (Reggio Emilia, 1985) è un autore, regista, sceneggiatore e traduttore italiano.
Dopo la laurea in Filosofia a Parma e in Lettere a Bologna, dal 2009 al 2012 si è formato come autore teatrale all’Accademia d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano.
Nel 2013 con Homicide House ha vinto il più importante riconoscimento nazionale per la nuova drammaturgia, il Premio Riccione Pier Vittorio Tondelli, e i suoi testi hanno iniziato a essere messi in scena in vari teatri in Italia e all’estero. Ha vinto anche il Premio Nazionale Luigi Pirandello con Felicità, il Premio Fersen con Il generale, il Premio Hystrio e il Mario Fratti Award con Farfalle, è stato finalista al Premio Scenario e al Premio Riccione con Scusate se non siamo morti in mare, al Premio In-Box con Nessuna pietà per l’arbitro e al Premio Testori con Allarmi!.
Ha scritto testi originali e adattamenti per alcuni dei più importanti teatri italiani, come ERT – Emilia Romagna Teatro e il Teatro Elfo Puccini, ha collaborato con compagnie indipendenti come MaMiMò e ATIR, ha tradotto in italiano testi come Trainspotting e The Curious Incident of the Dog in the Night-Time, è stato invitato a vari festival internazionali, ha collaborato con l’Opera di Pechino a un progetto sull’Otello di Shakespeare, si è occupato di progetti site-specific, ha scritto brevi testi per l’evento Musei a Cielo aperto organizzato a Milano in occasione dell’EXPO 2015, ha ideato e curato installazioni multimediali come la mostra Rossini Experience in collaborazione con i Musei Civici di Pesaro.
È uno degli autori selezionati da Fabulamundi Playwriting Europe e i suoi testi sono stati tradotti, messi in scena e pubblicati in inglese, tedesco, francese, spagnolo, polacco, sloveno e catalano.
Dal 2018 ha iniziato a lavorare anche come sceneggiatore e regista, scrivendo e dirigento i suoi due primi cortometraggi.
Insegna scrittura teatrale all’Accademia d’arte drammatica Paolo Grassi e tiene vari workshop di scrittura in Italia e all’estero.

Teatrografia

2018 Assocerò sempre la tua faccia alle cose che esplodono
2018 La donna più grassa del mondo
2017 Robert and Patty
2017 Isabel Green
2016 Nessuna pieta per l’arbitro
2015 Allarmi!
2015 Scusate se non siamo morti in mare
2013 Farfalle
2013 Homicide House
2012 Funziona meglio l’odio
2011 Felicità
2011 Il presidente
2010 Il generale

ALLARMI!
Un gruppo di terroristi sta organizzando un attentato: vogliono uccidere il presidente dell’Unione Europea, trasmettere tutto in diretta streaming e far scoppiare una rivoluzione. Sono di estrema destra, non credono nella democrazia, odiano gli immigrati e vogliono instaurare una nuova dittatura in Europa. La loro leader è Vittoria, una ragazza carismatica e determinata, in grado a suo dire di guidare le masse e cambiare il corso della storia. Il testo prende spunto dalla crescente affermazione dei movimenti di estrema destra in Europa per trasformarsi in un’esplorazione ‘in soggettiva’ del sottile confine che separa eroi rivoluzionari e mitomani.

SCUSATE SE NON SIAMO MORTI IN MARE
In un futuro non troppo lontano l’Europa si è trasformata in un continente
di emigranti. I cittadini europei, alla ricerca di un lavoro e di un futuro migliore, cercano di raggiungere i paesi più ‘ricchi’, ma devono farlo clandestinamente, salpando verso destinazioni ignote, nascosti all’interno di un container. Finalista nel 2015 al Premio Riccione e al Premio Scenario, presentato in anteprima al Festival de dramaturgia sobre la crisi PIIGS di Barcellona, Scusate se non siamo morti in mare trae la propria forza, come scrive Davide Carnevali nella sua prefazione, «dal non essere un’opera parassita della realtà, che sfrutta il problema dell’immigrazione e la sua risonanza mediatica; ma al contrario nell’essere un’opera che vuole dire qualcosa che i mezzi di informazione non dicono rispetto a questo problema; nel mostrare un’immagine di questa realtà che normalmente non ci è mostrata; nel renderci evidenti le sue dinamiche e le sue ragioni. In questo modo il teatro riacquista un senso, ed è un senso forte: nella sua funzione di riaprire il dialogo con la società, laddove i media spesso lo chiudono».

Farfalle
Due sorelle, una bionda e una mora. La madre si è suicidata quando erano bambine e il padre le ha abbandonate per andare in Brasile con un’altra donna. Hanno vissuto da sole fin da piccole, sono state l’una la famiglia dell’altra e per passare il tempo si sono inventate un gioco.
Al compimento del ventunesimo anno di età il padre torna per annunciare che non è più obbligato dalla legge a pagare l’affitto dell’appartamento in cui vivono, ma offre loro un’opportunità per non finire in mezzo alla strada: un matrimonio combinato con due quarantenni poco desiderabili ma molto ricchi.
La bionda accetta, la mora no; la conseguenza è che per la prima volta da quando sono nate le due si separano.
Il testo è diviso in tre atti, che sono tre incontri fra le sorelle in tre momenti di svolta della loro vita. Una storia di crescita personale e di amore fraterno, in cui la scoperta di sé non necessariamente coincide con la comprensione dell’altro.

Homicide House
Indebitato per problemi di lavoro, un uomo si trova a dover ripagare tutto da un giorno all’altro. Non avendo i soldi necessari e temendo per l’incolumità della propria moglie e dei propri figli, accetta di entrare in un luogo dove “s’incontrano esigenze complementari che il mercato finora non soddisfaceva”: chi vuole uccidere paga una vittima e chi vuole morire riceve soldi da lasciare alla propria famiglia.
Il testo ha vinto il più importante riconoscimento per la nuova drammaturgia italiana, il Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli”, con la seguente motivazione: “Sinistra e infantile parabola sugli incerti confini tra il vero e il falso, testo introspettivo dal piglio ironico-favolistico (favole macabre senza lieto fine, per intendersi), Homicide House è un coraggioso tentativo di scrittura drammaturgica ‘verticale’, in grado di farsi carico di una matrice teoretica/concettuale che mette in atto una ‘morbida’ elusione del tragico. Se il dilemma attorno a cui ruota il dipanarsi della storia appartiene di diritto alla normalità prosaica (in sintesi, si può mentire a fin di bene o, al limite, nel nome del male minore?), i personaggi dimostrano di essere istanze filosofiche, portatori di una determinata poetica del pensiero, prim’ancora che entità finzionali: non è un caso se Uomo, che nasconde alla donna amata il vizio di indebitarsi per il puro piacere di farlo, dovrà condurre i suoi equivoci commerci con loschi figuri quali Camicia a pois e Tacchi a spillo, riuscendo a salvare la pelle senza alcuno sforzo pratico ma con un puntuale esercizio della parola. La Casa degli omicidi è un meccanismo di sevizie psicologiche che ferisce e uccide con il ragionamento piuttosto che con le sole armi di tortura. Un’idea originale alla base della scrittura e un linguaggio disinvolto e agile nell’alternare isolati e funzionali monologhi a fulminanti e accesi dialoghi fanno del testo un riuscito e promettente esperimento.”

Il presidente (The president)
Nella villa del presidente vengono spesso organizzate cene e feste con ragazze bellissime, pronte a offrire il proprio corpo in cambio di soldi e ingaggi nel mondo dello spettacolo. Minnie sembra essere una di loro, ma in realtà è una giornalista freelance con un obiettivo ben più radicale di una semplice inchiesta: vuole uccidere il presidente. I due si ritrovano da soli nelle stanze private della villa, e iniziano un gioco di finta seduzione reciproca che avrà un finale inaspettato.
Partendo come suggestione da alcuni eventi che hanno coinvolto l’ex presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi, al quale il protagonista è esplicitamente ispirato, il testo offre una paradossale riflessione sul potere, su chi lo esercita e su chi lo combatte.