Michele Santeramo

 

Piuttosto che un autore contemporaneo, preferisco definirmi autore vivo. Le mie storie raccontano spesso persone legate strettamente al territorio in cui vivono. Altro elemento sempre riscontrabile in ciò che fin ad ora ho scritto è la presenza del sud. Non intendo il sud come un concetto geografico: il sud di cui parlo è sociale, è un meridione a cui appartengono le persone, che siano di Vienna o di Tunisi, un sud che è fatto di storie subìte, di persone che hanno pochi strumenti, e che tuttavia rivendicano il loro diritto a vivere.

Fabulamundi involved Michele Santeramo in activities in Bucharest and in Pont à Mousson.

Michele Santeramo (22.08.1974) Autore-Attore, scrive Nobili e Porci libri, Konfine (SELEZIONE ENZIMI 2003), Accadueò (PREMIO VOCI DELL’ANIMA 2004), Murgia (spettacolo GENERAZIONE SCENARIO 2003), Vico Angelo Custode, Sacco e Vanzetti, loro malgrado, di cui pubblica il testo per Editoria & Spettacolo. Scrive Le scarpe e Cirano. Nel 2007 scrive Il Sogno degli artigiani; è autore dello spettacolo Fanculopensiero stanza 510. Scrive Sequestro all’italiana finalista al Premio Riccione per il Teatro 2009, Le Scarpe con Teatro Minimo in coproduzione con Fondazione Pontedera Teatro (2010), La rivincita (2012). Vince il Premio Riccione per il Teatro 2011 con il testo Il Guaritore. Scrive nel 2012 il testo Il Giorno del Signore. Finalista nel 2014 al premio UBU come Migliore Novità Italiana per lo spettacolo Il Guaritore. Vince nel 2014 il premio Hystrio alla drammaturgia. Pubblica nel 2014 il romanzo La rivincita edito da Baldini e Castoldi.

Teatrografia

2001 / Nobili e porci libri, prima rappresentazione: 2001; pubblicazione: 2005.
2002 / Konfine, prima rappresentazione: 2002; pubblicazione: 2005.
2003 / Murgia, prima rappresentazione: 2003, pubblicazione: 2005.
2004 / Accadueò, prima rappresentazione: 2004; pubblicazione 2005.
2005 / Vico Angelo Custode, prima rappresentazione: 2005, pubblicazione: 2005.
2006 / Il sogno degli artigiani, prima rappresentazione: 2006.
2007 / Cirano, prima rappresentazione: 2007.
2007 / Amleto, prima rappresentazione: 2007.
2007 / Sacco e Vanzetti, prima rappresentazione; 2007, pubblicazione 2007.
2008 / I Reduci, prima rappresentazione: 2008.
2009 / Sequestro all’Italiana, prima rappresentazione: 2009; pubblicazione: 2010.
2010 / Le Scarpe, prima rappresentazione: 2010.
2011 / La Rivincita, prima rappresentazione: 2012.
2012 / Storia d’amore e di calcio, prima rappresentazione: 2012.
2011-12 / Il giorno del signore, prima rappresentazione: 2012
2013 / Il Guaritore
2013 / La prima cena
2014 / Alla luce

 

La Rivincita
Vincenzo è un lavoratore della terra. A seguito dell’utilizzo dei veleni che si usano in agricoltura, non può più dare un figlio a sua moglie. Il terreno che gli dà da vivere viene espropriato perché ci passi una ferrovia. Si ritrova impigliato in una rete di soldi in prestito, difficoltà, problemi. Una storia di terra e bisogni primari, nella quale c’è poco spazio per il desiderio.

n.personaggi: 11 (per 6 attori) ruoli: Vincenzo, Sabino, Marta, Angela, Avvocato, strozzino, impiegato di banca, ginecologo, aiutante medico, segretario, barista.

 

– Estratto di La Rivincita

Scena x

(…)

MARTA:                             Bisogna scegliere l’ospedale giusto. Senza che arriviamo all’ultimo momento. Mi hanno detto…
VINCENZO:                       Non ce lo possiamo permettere più.
MARTA:                             Cosa?
VINCENZO:                       Il bambino. Non ce lo possiamo permettere più.
MARTA:                             Permettere?
VINCENZO:                       L’esproprio. È ufficiale.
MARTA:                             Che c’entra il bambino con l’esproprio?
VINCENZO:                       Che gli facciamo mangiare?
MARTA:                             Quello che mangiamo noi.
VINCENZO:                       Un bambino non mangia quello che mangiamo noi.
MARTA:                             Ti metti a fare un altro lavoro.
VINCENZO:                     E dove lo trovo un altro lavoro? Mi tolgono il terreno, in banca non posso entrare per quel cornuto di mio fratello, io che gli faccio mangiare a questo? Dico solo di aspettare un po’, qualche anno, uno, due, il tempo di trovarmi un’altra sistemazione, e poi ne facciamo un altro.
MARTA:                             E di questo? Che ne facciamo di questo?
VINCENZO:                     E che devo fare? Io un bambino lo voglio, ma questo capita adesso, e noi non lo possiamo avere. Quando non gli potremo dare da mangiare, che facciamo? Viene l’assistente sociale? Come a quella del secondo piano?
MARTA:                             Ma io posso…
VINCENZO:                     Tu cosa? Che puoi fare tu? Con l’esproprio io dove vado a lavorare? Non dobbiamo pensare a noi. Dobbiamo pensare a lui.
MARTA:                             E così pensiamo a lui? Che ce lo togliamo da addosso? Ci togliamo il pensiero?
VINCENZO:                     Se non ce lo togliamo noi adesso, il pensiero ce lo tolgono gli altri dopo.
MARTA:                             Nessuno ci toglie il bambino. Che si tolgono i bambini così?
VINCENZO:                     Noi non gli potremo dare nemmeno da mangiare. Se lo dobbiamo perdere, meglio adesso che non lo conosciamo.
MARTA:                             Tu non lo conosci.
Vincenzo si alza, prende il cartone col fiocco e lo nasconde. Marta lascia fare.
Scena xx
(…)
MARCELLO:                     Chiamo la dottoressa.
VINCENZO:                     Scusate, con calma, un momento solo… volevo chiedere una cosa: non è che… voglio dire… voi chi siete? Siete medico voi?
MARCELLO:                     Certo. Specializzando.
VINCENZO:                     E allora… niente, è che siccome sono cose delicate… se potevo parlare con voi, da uomo a uomo… non lo so, è che… la dottoressa è donna, no?
MARCELLO:                      È donna, certo.
VINCENZO:                     E allora mi capite? Io mi… mi vergogno a dire i fatti privati ad una dottoressa… mi imbarazzo a far vedere… insomma, mi capite?
MARCELLO:                     E va bene, mi dica.
VINCENZO:                       Dottore.
MARCELLO:                     Mi dica.
VINCENZO:                       Mia moglie…
MARCELLO:                     Sua moglie?
VINCENZO:                     Niente, dottore, mia moglie… non riesce a rimanere incinta. Ci proviamo, ma niente. Lei ha fatto le analisi, e va tutto bene.
MARCELLO:                     Da quanto tempo ci provate?
VINCENZO:                       Sono due anni.
MARCELLO:                     Con regolarità?
VINCENZO:                       Quello sì, regolare.
MARCELLO:                     Va bene. Questa è la boccetta. Entri in quella stanza, faccia quello che deve fare, quando ha finito mi chiama.
VINCENZO:                       E che devo fare?
MARCELLO:                    E che deve fare? Ci sono i giornaletti, per aiutarla nel caso in cui ci dovessero essere problemi…
VINCENZO:                       Ah, ho capito. Non ci sono problemi.
Vincenzo se ne va.

Scena xxx
(…)
SABINO:                            Hai fatto il debito con lo strozzino?
VINCENZO:                       Chi te l’ha detto?
SABINO:                             E cambia qualcosa chi me l’ha detto?
VINCENZO:                       Se l’ho fatto, è perché mi serviva.
SABINO:                            E non potevi chiedere a qualcun altro?
VINCENZO:                       Ho chiesto pure a te.
SABINO:                             Una banca, una finanziaria…
VINCENZO:                       Per quell’assegno tuo, nelle banche non mi fanno nemmeno entrare.
SABINO:                             E si va dallo strozzino?
VINCENZO:                       E che dovevo fare?
SABINO:                             Ma perché?
VINCENZO:                       Doveva fare una cura.
SABINO:                            Stavi malato?
VINCENZO:                       No!
SABINO:                             E che cazzo di cura ti dovevi se non stavi malato?
VINCENZO:                       Per avere un figlio.
Silenzio.
VINCENZO:                     Io pensavo che i vecchi… ti ricordi che prima si diceva porca miseria, porca miseria… poi noi quelle parole non le abbiamo usate più. I vecchi invece dicevano porca miseria. E sai perché? Perché la miseria fa veramente schifo, te lo dico io. A che mi servono i soldi? Alle cose normali, per non stare sempre nella porca miseria.
Silenzio.
VINCENZO:                       Tu ce li hai 5 euro?
Sabino mette mano al portafogli e porge a suo fratello i 5 euro. Vincenzo se ne va.
(…)