Roberto Scarpetti-001

È sempre difficile cercare di definire cosa è il teatro, cosa è la drammaturgia.
Viviamo in un mondo assalito dalla realtà. Tutto è così veloce, rapido, distante. Eppure questa velocità, insieme a un insistito bombardamento di immagini, ci danno una forte illusione di realtà. È tutto vero. Le immagini dei tg. I post su Facebook. I talent show. Eppure tutto è finto, costruito, mediato.
Ecco, per me il teatro, scrivere per il teatro, è qualcosa che esce da questo flusso di realtà forzata. È spostare tutto su un altro piano di comunicazione, una comunicazione diretta con il pubblico, che passa attraverso la parola, le storie, il lavoro degli attori. È uno scambio continuo con gli spettatori che crea un’esperienza reale, condivisa, presente. E quindi viva, vera.
Per me il teatro rimane uno dei pochi luoghi dove è possibile vivere un reale momento di condivisione sociale, artistica, umana. Un luogo di riflessione, immedesimazione, confronto, in cui è ancora possibile aprirsi agli altri e osservare il mondo da un differente punto di vista, uscendo dall’ossessiva chiusura in se stessi a cui ci ha portato la nostra società contemporanea.

2015 – Fabulamundi involved Roberto Scarpetti in activities in Pont à Mousson.

Drammaturgo residente al Teatro di Roma sotto la direzione di Antonio Calbi.
Diplomato in sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia e laureato in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma, nel 2011 vince la Menzione speciale – Franco Quadri al Premio Riccione, con il testo Viva l’Italia – Le morti di Fausto e Iaio, spettacolo prodotto dal Teatro dell’Elfo per la regia di César Brie, in coproduzione con il Teatro di Roma. Con lo stesso testo vince nel 2014 il Premio Franco Enriquez per la drammaturgia e viene nominato, nella categoria “Autore di novità italiana”, al Premio le Maschere del Teatro Italiano 2015. Nel 2016 Viva l’Italia è andato in onda in versione radiofonica francese su France Culture.
Nel 2014 con Roma/est partecipa allo spettacolo collettivo Ritratto di una capitale, diretto da Fabrizio Arcuri e prodotto dal Teatro di Roma.
Nel 2017 collabora ancora con Fabrizio Arcuri, questa volta in veste di dramaturg, allo spettacolo Ritratto di una nazione, l’Italia al lavoro, sempre prodotto dal teatro di Roma.
Nel 2016 scrive Prima della bomba, lavorando nuovamente con César Brie nello spettacolo prodotto dal Teatro di Roma e da Campo Teatrale. Con Prima della bomba riceve una seconda nomination al Premio le Maschere del Teatro Italiano 2017 nella categoria “Autore di novità italiana”.
Sempre nel 2016 scrive e dirige 28 battiti, prodotto dal Teatro di Roma. 28 battiti, diretto da Ricardo Cabaça è andato in scena a Lisbona in versione portoghese nel marzo 2017. Scrive il testo collettivo La flamme qui brûle les mots essentiels, durante una residenza al Theatre de la Ville di Parigi nell’ambito del Festival Chantiers d’Europe. Scrive Lo zio di Genova presentato a Short Theatre 11 a Roma nel progetto Harbour 40 dell’Union del Théâtres de l’Europe.
Nel 2011 firma la sceneggiatura di Giochi d’estate, film diretto da Rolando Colla e presentato alla “68ª Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia”. Giochi d’estate è stato inoltre il candidato svizzero alla preselezione per le nomination agli Oscar 2012 come miglior film straniero e ha vinto nel 2012 il Quarz Swiss Film Prize come miglior sceneggiatura.
Nel 2016 scrive il documentario Magic Island di Marco Amenta, candidato come miglior documentario ai David di Donatello 2017.
Nel 2017 scrive il soggetto del film Dove non ho mai abitato, diretto da Paolo Franchi.

PRIMA DELLA BOMBA
Un vagone della metropolitana di una grande città italiana, nell’ora di punta. Tra i passeggeri c’è Davide che suda, agitato. Nel suo zainetto, un ordigno artigianale. Lui impugna un interruttore della luce, connesso a un filo elettrico, nascosto dentro la manica della felpa che indossa. Sta per azionare il detonatore…
Ma come è arrivato Davide al punto di farsi esplodere? E per quale motivo?
La bomba l’ha preparata con due suoi compagni, Karim e Rafiq. Il primo è un italiano convertito all’Islam, esattamente come lui. Il secondo è un fondamentalista afgano. Ne parlano da tempo, da quando Davide, che da musulmano ha scelto di chiamarsi Ibrahim, ha conosciuto Karim e la sua conversione ha virato verso un credo più radicale, integralista.

L’inquadramento ideologico è molto preciso e la propaganda sembra aver fatto presa su chi, come Davide, pensava di voler cambiare il mondo. Quante sono le vittime civili, uomini, donne e bambini, che ogni giorno vengono uccise dai droni degli Stati Uniti? Quanti i musulmani innocenti che muoiono inutilmente? È una nuova Shoah, con i musulmani al posto degli ebrei e con l’Occidente a fare la parte dei Nazisti. È per questo che Davide, Karim e Rafiq sentono di dover fare qualcosa, sentono di dover aiutare i loro fratelli musulmani in nome della Ummah, la nazione islamica.
Eppure non è questo quello che pensava Davide quando parlava di cambiare il mondo… Prima, appena convertito, Davide cercava altro. Cercava un senso di appartenenza, qualcosa in cui sentirsi coinvolto, un nuovo scopo che lo aiutasse a uscire da un periodo di profonda crisi personale. E lo aveva trovato nell’Islam, lo aveva trovato negli amici conosciuti in moschea, in Ahmed e in Jussuf, che gli avevano insegnato a pregare, gli avevano aperto la porta alla comprensione dell’Islam e delle sue mille regole.
E come una vera nuova famiglia, mentre stava uscendo da quella di provenienza, Ahmed e Jussuf avevano anche provato a spiegare a Davide le molte deviazioni dell’integralismo.
Inutilmente.

28 BATTITI
Giuseppe ha vinto le Olimpiadi. E ha distrutto la sua vita: con il doping.
In un’intima confessione al medico che certifica la sua positività, Giuseppe si apre alla verità. Una verità che scava nei suoi sogni, nei suoi bisogni, nell’odio e nell’amore che sente da sempre nei confronti del suo sport.
Una verità autodistruttiva e creatrice. Perché per Giuseppe il doping è l’unica possibilità per essere se stesso, rifiutando di colpo tutto ciò che non ha mai voluto. Che non ha mai chiesto.
Una verità che pulsa nei battiti del suo cuore, che scorre nel suo sangue. Che cambia e plasma il suo corpo. Come lo sport.

roma/est
Un litigio per futili motivi. Lo scontro tra una donna romena e un ragazzo romano. Insulti e reazioni istintive. Un confronto teso, come spesso avviene a Roma, nella vita di tutti i giorni, quando ci si lascia andare all’ira per un nonnulla, per il traffico, per una spinta su un autobus affollato, per un semplice sguardo di troppo. In questo caso, però, il ragazzo non si ferma agli insulti e supera il limite del rispetto, della convivenza sociale, della civiltà.

Viva l’Italia (Le morti di Fausto e Iaio)
È la sera del 18 maggio 1978. Aldo Moro è stato rapito da due giorni. Ma in questa storia che racconta gli anni di piombo sotterranei, quelli della gente comune, non siamo a Roma. Siamo a Milano, sono le otto di sabato sera e Fausto e Iaio vengono uccisi a colpi di pistola da un commando composto da tre ragazzi venuti da Roma.
Fausto e Iaio muoiono e Viva l’Italia racconta chi gli sopravvive. Angela, la madre di Iaio. Giorgio, uno dei tre killer. Salvo, il commissario della Digos che conduce le indagini. E Mauro, un giornalista che comincia a indagare sul caso parallelamente alla polizia.

August 2015

Roberto Scarpetti at Mousson d’Eté (Pont à Mousson, 21st – 27th August 2015) with his text “Viva l’Italia (Le morti di Fausto e Iaio)”