Xhuliano Dule

Xhuliano Dule

Nasco in Albania nel 1992 e vengo immigrato* in Italia dai miei genitori cinque anni dopo. Cresco in Veneto tutto sommato senza “acciacchi”, tranne per qualche contrasto con l’ordine costituito (da altri). Decido di studiare economia, percorso che, al suo culmine, mi porterà a lavorare nelle organizzazioni internazionali per un paio d’anni. Nel frattempo, scrivo molto e pubblico poco, finché un giorno consegno le mie dimissioni e decido di dedicarmi alla scrittura. Intraprendo la selezione per il Master in Drammaturgia alla Silvio d’Amico e inizio a esibirmi come “stand-up comedian”. Questo cambiamento, oltre che ad una discreta fame, mi ha portato a mettere in scena il mio spettacolo comico Un disastro di Albanese e fondare il collettivo “Ma questa non è stand up comedy” che partendo dal Teatro Garbatella nell’estate del 2020 (bel momento per iniziare!) è diventata una realtà importante del panorama comico romano. Nel frattempo, ho vinto il premio “Officine Teatrali” indetto dall’Accademia Silvio D’Amico nel 2020 con il testo E cosse da no dire (regia di Massimiliano Farau), una tragedia sulla violenza sessuale scritta in dialetto veneto che consacra – diametralmente – la fine del mio percorso di integrazione in Veneto e l’inizio di quello di integrazione nel teatro e sono stato selezionato come drammaturgo per uno spettacolo/studio sul “meccanismo del comico” sotto la supervisione di Giorgio Barberio Corsetti e l’Accademia Silvio D’Amico. Oltre al teatro, mi occupo anche di cinema, settore in cui mi sono formato sotto la guida della regista Francesca Archibugi che ha supervisionato la stesura delle mie due sceneggiature originali Operazioni Balcani e La gamba del Duce.

*piccola licenza poetica derivata dal fatto che da piccoli si viene letteralmente migrati da qualcuno e non si migra di propria spontanea volontà: difficile organizzare documenti falsi, raccogliere pecunia, fare le valige e altre attività corollarie che preparano la migrazione.

I mostri che abbiamo dentro vanno registrati all’anagrafe

Fra i labirinti burocratici del mondo contemporaneo ci siamo persi tutti. Quella leggera frustrazione che ci attraversa ogni volta prima di solcare le porte dei palazzi del potere amministrativo è una sensazione che non ci abbandona, come un marchio impresso nella nostra anima. Franco, il protagonista, ha preso una multa che recita una dicitura molto particolare: “detenzione illegale creature non registrate”. È la prima volta che sente questo reato e la multa è salatissima: un “gozziglione” di franchi. Credendo che si tratti di un errore, Franco decide di affrontare il Municipio e i suoi agguerriti Burocrati per farsi rimuovere la multa, ma questo viaggio lo porterà ad entrare negli inferi di un mondo votato ad un unico solo dio: l’efficienza. Efficienza che ha spinto il Dottor Emeraldo a cambiare le regole della società al fine di migliorare all’infinito la produttività della sua comunità, e che metterà Franco di fronte ad una scelta che non sapeva nemmeno di avere: pagare o morire. Perché in un mondo in cui non c’è quasi più spazio per l’essere umano i mostri che abbiamo dentro vanno registrati all’anagrafe e tassati profumatamente; l’umanità è un bene di lusso e per averla bisogna pagare. Per gli altri… beh lo stato offre un gratuito servizio di eutanasia.