Eva Geatti

IMG_3365

Nel desiderio di condividere pensieri e immagini che àbitino il mondo presente e che si aprano su utopie e visioni, io lavoro la materia del teatro. La mia ricerca artistica è strettamente legata all’azione, al corpo che scrive il gesto e al suo diventare drammaturgia di relazione e di intenti: provare a costruire un mondo perfettamente funzionante ma su altri presupposti, lavorare una scrittura prismatica del fare, del qui ed ora, che può essere replicabile ma aperta. Amo le direzioni condivise, le pratiche simmetriche, le abilità non riconosciute, l’infiammabilità delle visioni, le intransigenze degli affetti, il silenzio delle concentrazioni, e tutto l’inaspettato che ne deriva.  

Eva Geatti

Ha studiato arte. Disegna, fa performances e costruzioni. Nel 2003 con Nicola Toffolini fonda la compagnia teatrale Cosmesi con la quale partecipa a diversi festival italiani (Drodesera, Santarcangelo, Crisalide, Short Theatre) e all’estero (Mosca, Uppsala, Tehran). Ha lavorato per compagnie di ricerca come Masque Teatro, Motus, Ateliersi, Teatrino Clandestino, ha suonato la fisarmonica sul tetto dell’Angelo Mai, ha tenuto un laboratorio allo IUAV a Venezia e degli incontri a Palazzo Strozzi Firenze, insegna all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha costruito l’altare dei fumogeni per Ateliersi, accompagnato un gruppo di “Detective Selvaggi” con Silvia Bottiroli per un anno, ha disegnato la copertina del disco di BeMyDelay, si è ingessata una gamba a Fuckups il festival dell’inspiegabile, ha fatto le pirouettes per Jérome Bel alla Biennale di Venezia, ha lavorato come assistente per video in stop-motion, murales e costruzioni di altri artisti. Ha fatto due mostre personali dai titoli bizzarri a Bologna e Santarcangelo, l’aiuto regia per uno spettacolo di Giuliana Musso, tiene dei laboratori di teatro e arte nelle scuole, con Ert per il progetto Fuori curato da Silvia Bottiroli. Ha pubblicato i suoi testi poetici all’interno della guida sul Friuli Venezia Giulia “La regimentazione delle acque e Cuccioli di drago”, ha organizzato le Conferenze Santarcangioline, un workshop su Trap e Romanzo russo con Dario Moroldo, è parte del progetto musicale DonnaCirco e del progetto-festival Civitonia. E’ artista associata di Spazio Kor (Asti) per 3 anni. Il suo ultimo lavoro con Cosmesi è stato incidere un disco pop e poi scavare un buco, mentre nel 2022 ha debuttato la sua prima regia dal titolo La vaga grazia.

PERIODONERO

è un progetto del 2008 con COSMESI

Un corpo semplice, rettangolare, piatto e luminoso: uno spazio da aggredire con forme nere. esattamente come l’inizio del testo che stai leggendo.. lo stato delle cose al loro inizio, prima di ogni evento, prima della visione, prima di ogni parola. uno spazio puramente concettuale. Come fosse una nuvola di pioggia che passa, o uno spartito dalle note basse, o una gallina che attraversa una strada trafficata, il periodo nero scorre sotto i nostri occhi, attirando ogni sorta di disgrazie e fallimenti. un susseguirsi di eventi negativi, non causati da disattenzione, né da reati di sorta, si presenta sullo schermo, raccontando una serie di disavventure, grandi e piccole, attraverso una sequenza di didascalie grafiche alternate. la negatività, sia in termini astratti che letterali, segue le riflessioni man mano che diventano completamente screditate, attenuate, sfavorevoli. in uno spazio e un tempo visualizzati con l’ausilio dello schermo di un monitor, un tempo non troppo distante dalla nostra epoca, periodo nero si propone come uno spettacolo-macello dove tutto ciò che può andare storto, andrà storto, perché ogni singolo elemento è nero, Sono un’ombra, negativa. quindi godetevi lo spettacolo.

 

DI NATURA VIOLENTA

un progetto del 2015 con COSMESI

una trama di tre frammenti biografici (Henry David Thoreau – Theodore Kaczynski – Eva)

Di Natura Violenta è un progetto di ricerca che si sviluppa attraverso la dimensione orizzontale delle voci e delle parole, attraverso sovrapposizioni e stratificazioni, con immagini ridotte all’osso, perché è l’isolamento ciò di cui vogliamo parlare.
L’immaginario collettivo ha creato una nozione di Natura quasi del tutto astratta. Qual è la definizione di selvaggio, di altrove, di incontrollabile, e come cerchiamo l’isolamento, la fuga, come raccogliamo i nostri pensieri nella solitudine? La natura viene masticata e digerita da questa società dei ready-made emozionali. È un’idea, un riflesso del linguaggio, un rinculo sull’essere umano. A separarlo è la sua oscura vicinanza all’uomo, che possiamo sentire nel profondo. C’è qualcosa che ci distacca dall’esperienza: se ne catturano le tracce solo se ci si impegna a fondo. Nello spettacolo parte della biografia dei due personaggi viene utilizzata come pretesto per arrivare a un sentimento più profondo, un sentimento umano, condiviso. La scelta degli individui di isolarsi e di isolarsi dalla società è la scintilla che fornisce un nuovo punto di vista: la costruzione di un conflitto tra narrazioni, incarnate da una figura estranea alla narrativa scenica, ma destinata ad essere un archetipo. Ricercare una narrazione del non detto, in parole e suoni e commenti: “figure come ponti” per riconnettersi all’altrove – perché la solitudine di un individuo si manifesta come distanza; perché un individuo isolato continua a comunicare con gli altri, in modo intimo. Figure che accendono piccole scintille nello strano abbandono che proviamo dentro quando cerchiamo di avvicinarci alla Natura, anche quella selvaggia, anche quella umana.

New Voices