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Quando scrivo, metto in fila piccoli simboli di varie dimensioni. Sono gli stessi simboli che da bambino tracciavo sulla carta, scarabocchi senza senso, che disposti in un certo ordine hanno il potere di creare immagini. Gli incastri sono infiniti, ma ogni volta mi immergo in questo mare di possibilità nel tentativo disperato di estrarre un senso, un piccolo teatrino di segnacci che raccontino qualcosa di nuovo e bello.

Pier Lorenzo Pisano è regista e autore di cinema, teatro, narrativa.
Si diploma in regia presso il Centro Sperimentale di Roma (Scuola Nazionale di Cinema). Esordisce come regista cinematografico col cortometraggio Così in terra, presentato in concorso al 71° Festival di Cannes e selezionato in più di cinquanta festival internazionali. L’anno seguente il suo secondo cortometraggio Antiorario è prodotto e presentato dal 72° Festival di Locarno, mentre per il teatro dirige la messinscena italiana di Per il tuo bene ed è autore in residenza presso il New York Theater Workshop e il Royal Court Theatre (Londra) per lo sviluppo del suo prossimo testo. Fa parte dei progetti Fabulamundi Playwriting Europe, Playstorm (Teatro Stabile di Torino), Between Lands (Emilia Romagna Teatro Fondazione). I suoi testi sono tradotti in dodici lingue ed il suo lavoro è stato presentato in programma al 72° Festival d’Avignon nel Forum des Nouvelles Écritures Dramatiques Européennes. Ha ricevuto i maggiori premi italiani per la nuova sceneggiatura e drammaturgia, tra cui il Premio Solinas, il Premio Riccione – Tondelli, il Premio Hystrio. Quest’anno è uscito il suo primo romanzo Il buio non fa paura.

Fratelli

Due fratelli si raccontano attraverso monologhi che prendono la forma di dialoghi a distanza. Le parole tracciano i contorni della vita passata e futura, e si sovrappongono per ricostruire la loro relazione, il rapporto con il mondo esterno e con la madre.
Il modo più veloce per creare un legame emotivo è condividere un’esperienza forte. Dalle montagne russe a un incidente stradale, va bene tutto; ogni piccola cosa produce i fili invisibili che attorcigliano le persone che si vogliono bene. In famiglia si possono condividere la stanza, i vestiti, la scuola, la sabbia sotto le scarpe nelle gite al mare e i genitori. Insomma, ci sono tutte le basi per creare un legame profondissimo.
Nonostante questo, si vuole meno bene alle persone che si amano. Non perché quel sentimento sia dato per scontato, al contrario, più intenso è il legame, più va messo alla prova, stressato da continui test, in attesa del giorno in cui, rassicurati su quell’amore bombardato e bucherellato, saremo finalmente pronti a dimostrare il nostro. E spesso, quel giorno è troppo tardi.

 

Per il tuo bene

Un figlio ritorna a casa per affrontare una situazione difficile, e il suo arrivo rimette in moto tragicomici meccanismi familiari, inceppati da sempre.
Ritornare dove si è cresciuti è un’immersione nella nostra prima identità: un vecchio paio di scarpe a cui siamo affezionati, che vorremmo continuare ad indossare, davvero, ma non ci vanno più, l’alluce spunta fuori e i talloni fanno male.
Le figure che ci accolgono sono sempre le stesse, forse un po’ invecchiate, madri, padri, fratelli, zii, nonni, tutti avvolti nel cellophane, come se il tempo non fosse passato, e tocca a noi srotolarli fuori e scoppiare le bollicine. Ma a volte, sotto il velo, si può scoprire che le cose stanno cambiando, anche lì, in quel piccolo universo di coccole e sensi di colpa, così stretto e inaccessibile al mondo, che è la famiglia.
E allora, per provare a capire, bisogna indossare quel vecchio paio di scarpe e sopportare, doloranti, per il tempo che ci vuole. Tra le recriminazioni delle madri, le colpe dei fratelli, le battute degli zii, bisogna andare avanti con gli alluci scoperti, attraverso situazioni intrise di quel misto di humor e cattiveria che è il vero sapore della famiglia, un’associazione a delinquere basata sul ricatto d’amore. E ancora, continuare a camminare, un passo dopo l’altro, senza sapere la direzione, senza sapere se è possibile andare avanti, o tornare indietro, o se le cose, quando si spezzano, restano così.