Irene Petra Zani

pic orizzontale1_credit Mario Zanaria

Irene Petra Zani è diplomata alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e tradotta in inglese, francese e catalano.
Tra i suoi testi, In the Pink ha suscitato l’interesse del Royal Court Theatre di Londra, dove è in valutazione, e che ne ha richiesto la traduzione. In Italia ha vinto il Secondo Premio al Premio InediTO 2024, è arrivato nella terna dei finalisti del Mario Fratti Award 2024 di New York, Menzione Speciale al Premio Trame Contemporanee 2023 e secondo classificato al conTest Amleta 2023.

Con Il Bambolo (El Nino) nel 2019 è stata due volte in residenza alla Sala Beckett – Obrador Internacional di Dramatùrgia di Barcellona dove è stato presentato un primo studio e, sempre in Spagna, ha vinto il Premi Born de Residencia Teatral 2020 e lo spettacolo è stato rappresentato in diversi teatri della Catalogna e delle Baleari. In Italia è stato selezionato per il Festival Todi Off 2021, per il Festival Trame d’ Autore 2021 al Piccolo Teatro Grassi di Milano e gira in diversi teatri, tra i quali il Teatro Franco Parenti.

Sul Principio del Precipizio è prodotto per Intercity Festival 2021 e Bastarda per il Festival MilanOltre 2017. Con il corto teatrale Plumcake è selezionata da Martin Crimp per il suo workshop alla Biennale Teatro di Venezia. Tra il 2018 e il 2020 fa parte degli autori/autrici del progetto Playstorm di Fausto Paravidino per il Teatro Stabile di Torino. È tra i tre autori/autrici del bando Futuro Passato 2024 del Teatro Stabile d’Innovazione del Friuli-Venezia Giulia e del Festival Estivo del Litorale.  

In the pink

(To be) in the pink” è una frase idiomatica inglese, che si può tradurre con “(essere) in forma smagliante”.  

Il testo ricolora il rosa, ridisegnando il genere ad esso associato attraverso una pletora di donne eterogenea per età, ceto e provenienza geografica, e propone, con comicità e crudeltà, una varietà di ruoli femminili che, da un punto di vista linguistico, economico e culturale, mostrano le conseguenze a cui ha portato l’introiezione identitaria del paradigma maschile dominante. 

Lo spettatore è invitato ad assistere all’ unitarietà frammentata di un coro che rivendica la propria presenza tra le pagine della Storia. E che la Storia ha cancellato. 

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